Peperoncini e cipolline in olio EVO

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Peperoncini Farciti. Vaso orcio 280 g,  € 14

Ingredienti Peperoncini piemontesi 35%, olio extra vergine d’oliva 28%, tonno 25%, acciughe, capperi, prezzemolo, aceto di vino, sale.  Allergeni: Tonno, Acciughe
Valori nutrizionali medi per 100g di prodotto : energia 201 kcal, Carboidrati 2,2 g, Grassi 15,0 g, Proteine 12,0 g, Sale 3,3 g

Cipolline Borretane. Vaso orcio 280 g, € 9

Ingredienti Cipolline 70%, olio extra vergine d’oliva 28%, aceto di vino, zucchero, sale, erbe aromatiche.

Valori nutrizionali medi per 100g di prodotto :  energia 117 kcal, Grassi 7,3 g, Carboidrati 9,2 g,  proteine 1,2 g, Sale 2,8 g

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Produttore: Frantoio di Sant’Agata d’Oneglia di Mela C. & C SAS – Via Sant’Agata, 193, 18100 Imperia IM

 Conservazione: conservare in luogo fresco e asciutto, per la scadenza vedere etichetta prodotto.

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Descrizione

Descrizione

Peperoncini piccanti interi, Peperoncini Farciti con tonno, acciughe,olive,capperi, erbe aromatiche e Cipolline: tutti gli ingredienti di una sapienza mediterranea che si sposano con l’olio extra vergine di oliva. Ne risultano delle specialità uniche. Adatti per antipasti, guarnizioni di piatti freddi, contorni appetitosi e aperitivi.

Frantoio di Sant’Agata d’Oneglia (IM)
Spedizioni rapide e sicure.

TO BE GOURMET:

Un pò di storia del peperoncino…

Il peperoncino piccante era usato come alimento fin da tempi antichissimi. Dalla testimonianza di reperti archeologici sappiamo che già nel 5500 a.C. era conosciuto in Messico come pianta coltivata, ed era la sola spezia usata dagli indiani del Perù e del Messico. In Europa il peperoncino giunse grazie a Cristoforo Colombo che lo portò dalle Americhe col suo secondo viaggio, nel 1493. Poiché Colombo sbarcò in un’isola caraibica, molto probabilmente la specie da lui incontrata fu il Capsicum chinense, delle varietà Scotch Bonnet o Habanero, le più diffuse in quelle isole. Introdotto quindi in Europa dagli spagnoli, ebbe un immediato successo, ma i guadagni che la Spagna si aspettava dal commercio di tale frutto (come accadeva con altre spezie orientali) furono deludenti, poiché il peperoncino si acclimatò benissimo nel vecchio continente, diffondendosi in tutte le regioni meridionali, in Africa e in Asia, e venne così adottato come spezie anche da quella parte della popolazione che non poteva permettersi l’acquisto di cannella, noce moscata e altre spezie molto usate per il condimento e la conservazione di alimenti.

Il frutto venne chiamato peperone a causa della somiglianza nel gusto (sebbene non nell’aspetto), con il pepe, Piper in latino. Il nome con il quale era chiamato nel nuovo mondo in nāhuatl era chilli xilli e tale è rimasto sostanzialmente nello spagnolo del Messico e dell’America Centrale (chile) e nella lingua inglese (chili) e pure in alcuni nomi di varietà, come il chiltepin (C. annuum var. aviculare), derivato dalla Lingua nahuatl chilitecpintl o peperoncino pulce, per le dimensioni e il gusto ferocemente piccante. Il chiltepin è ritenuto l’antenato di tutte le altre specie. Nei paesi del Sudamerica di lingua spagnola e portoghese, invece, viene comunemente chiamato ají, modernizzazione dell’antillano asci. La parola in lingua quechua per i peperoncini è uchu, come nel nome usato per il rocoto dagli Inca: rócot uchu, peperoncino spesso, polposo.

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