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Pasta di Gragnano IGP: il formato meno noto che convince i grandi chef

Margherita Belvisodi Margherita Belviso· 16/08/2026 18:26
Pasta di Gragnano IGP: il formato meno noto che convince i grandi chef

Quando parlo di pasta di Gragnano, la maggior parte delle persone pensa subito alle classiche spaghettate di Napoli. Ma negli ultimi anni, sfogliando i menù dei migliori ristoranti italiani, noto che i grandi chef cercano sempre più formati particolari, meno conosciuti, che questa piccola città campana produce con la stessa maestria dei formati più celebri. Mi è capitato di recente di conversare con lo chef di un ristorante stellato che mi confessava: "Scoprire i formati minori di Gragnano è stato per me come trovare un tesoro nascosto". E io comprendo perfettamente quello che intendeva.

La tradizione che nessuno conosce

Gragnano, situata nella provincia di Napoli, vanta una tradizione pastaria che risale al XIV secolo. Il riconoscimento IGP, ottenuto nel 2010, garantisce che la lavorazione avvenga secondo standard rigorosissimi, dalla scelta del grano duro al processo di essiccazione. Ma mentre gli spaghetti e le rigatoni sono ormai presenti in ogni cucina italiana, i formati meno noti rimangono appannaggio di chi veramente conosce il territorio.

Ho visitato i pastifici locali più volte nel corso degli anni, e ogni volta scopro qualcosa di nuovo. Non si tratta solo di un prodotto, ma di una vera e propria filosofia produttiva. Le trafilazioni in bronzo, gli essiccatoi a bassa temperatura: tutto contribuisce a creare una pasta che mantiene porosità e rugosità essenziali per legare i sughi con naturalezza.

La differenza fondamentale rispetto ad altri tipi di pasta sta nel grano utilizzato e, soprattutto, nella Industria alimentare locale che ha mantenuto intatti i metodi artigianali. Non è semplice trovare altri marchi che possono vantare una Denominazione di origine protetta riconosciuta a livello europeo.

I formati che conquistano i grandi chef

Tra i formati meno noti che stanno conquistando le cucine professionali, il primo che segnalo è la maltagliati. Non è una vera e propria forma regolare, ma la sua irregolarità rappresenta un'opportunità creativa. Gli chef la scelgono per piatti ricchi e corposi: mi ricordo di un'interpretazione particolare dove la maltagliati era abbinata a un ragù vegetale con funghi porcini. L'assenza di uniformità nella forma permetteva ai diversi pezzi di cuocere in tempi leggermente differenti, creando una varietà di consistenze affascinante.

Poi c'è la pasta lunga sottile, quasi una via di mezzo tra gli spaghetti e i capelli d'angelo, ma più ricerca, più difficile da lavorare. Richiede una cottura precisa: un paio di secondi in più e si rompe, uno in meno e resta ancora dura. Uno chef che conosco la utilizza per piatti delicatissimi, dove il sugo deve essere praticamente assente, o comunque molto leggero, quasi una carezza di sapore.

Poi ancora i calamarata, i pappardelle, i penne rigate di diverso spessore. Ogni formato racconta una storia diversa. I calamarata, per esempio, che hanno quel buco al centro caratteristico, sono perfetti per sughi cremosi che vi si depositano dentro, creando un effetto quasi ipnotico al primo morso.

Come scegliere il formato giusto

La scelta del formato non è casuale, e qui è dove molti si sbagliano. Vedo troppo spesso chef che ordinano pasta di Gragnano generica, senza pensare realmente a quale forma sia più adatta al loro piatto. Un errore comune è considerare la forma della pasta come irrilevante: è invece fondamentale quanto il sugo stesso.

La regola pratica che applico è questa: sughi leggeri richiedono paste lunghe e sottili; sughi corposi e strutturati richiedono paste corte e rigate; sughi cremosi traggono enorme vantaggio da forme che creano tasche, come i calamarata o i rigatoni.

Quando contatto i produttori di Gragnano, mi sottolineano sempre che molti chef non chiedono nemmeno quali varietà hanno disponibili. Ordinano quello che conoscono, lo stesso di sempre. E perdono l'occasione di innovare mantenendo la tradizione. Proprio questa contraddizione affascina i grandi chef: prendere qualcosa di antico e farvi sperimentazione contemporanea.

La qualità che fa la differenza

Quello che distingue veramente la pasta di Gragnano dai formati minori di altre regioni non è semplice nostalgia. È chimica pura. L'essiccazione a bassa temperatura, intorno ai 38-42 gradi, preserva le proteine e consente di ottenere una consistenza che non si sbriciola durante la cottura e mantiene un "al dente" naturale anche con tempi di cottura più lunghi.

Un client mi chiese qualche mese fa come mai la sua pasta si rompesse sempre durante la cottura. Era semplice: stava usando prodotti industriali con essiccazione a temperature altissime, che compromettono la struttura del glutine. Dopo aver passato ai formati minori di Gragnano, tutto è cambiato. Non è stato neppure necessario modificare ricette o tecniche culinarie.

I grandi chef non scelgono questi formati per moda o per raccontare una bella storia ai clienti, benché quella sia comunque parte del fascino. Li scelgono perché sanno che otterranno risultati migliori. Perché la pasta terrà bene in tavola, perché il sugo aderirà perfettamente, perché il piatto arriverà al cliente esattamente come immaginavano.

Se state cercando di elevare la qualità dei vostri piatti di pasta, non reste prigionieri dei formati celebri. Chiedete ai vostri fornitori di Gragnano cosa hanno nei cataloghi meno conosciuti. Fatevi consigliare. Sperimentate. Scoprirete che la vera innovazione gastronomica passa spesso dalla riscoperta di quello che già esiste, semplicemente aspettando di essere notato.

Margherita Belviso
Margherita Belviso

Appassionata di cucina sin da bambina, Margherita Belviso ha viaggiato per l’Italia raccogliendo ricette di famiglia e storie di piccoli produttori. Ama trasformare ingredienti tradizionali in piatti creativi e racconta nel magazine la bellezza dei sapori italiani autentici.